Lidé jsou dnes hrozně netolerantní. Dáš jednomu, jen tak maličko, skoro náznakově, po hlavě, a on by se proto chtěl, malichera, hned vážně prát...

Tolik různých bločků za tolik let! Kolik jich vlastně bylo? Suchým hadrem to kdysi začalo, pokračovalo se přes Bublající bahno, Zapíchnutý vidle ... a skončilo to u Letu mouchy, které nějakou dobu souběžně běželo spolu se zdejším Malým androidím tvítováním (které ovšem původně nemělo být deníčkem ani blogem, jen ... prostě malým androidím tvítováním). Malé androidí tvítování jsem v červnu 2015 přejmenovala na Let mouchy II, protože už to už dávno žádné androidí tvítování není a navíc Let mouchy I má od letošního února přeplněnou databázi a já stojím před problémem, jak to všechno nacpat do jednoho hnízda a na jednu adresu. A jestli to vůbec má cenu. Asi ne...
Alfa Betová - červen 2015

sobota 20. srpna 2016

La storia di Jejka

C’era una volta una fanciulla, di nome Cenerentola, che viveva con la matrigna cattiva e le due sorellastre gelose. La povera Cenerentola doveva fare da sola tutti i lavori di casa, con la sola compagnia dei suoi amici uccellini e topolini, che la svegliavano ogni mattina e la tenevano allegra. Infatti, anche se le sorellastre e la matrigna la trattavano sempre male, Cenerentola non smetteva mai di sorridere e cantare.
Un bel giorno arrivò un messaggio del re, che invitava a un ballo in onore del principe tutte le fanciulle del regno.
Anche Cenerentola voleva andarci, ma la matrigna le disse: “Solo se finisci in tempo le faccende!” Così Cenerentola fu costretta a lavorare tutto il giorno, mentre le sorellastre la prendevano in giro.
I suoi piccoli amici, allora, decisero di cucirle un bellissimo abito da sera.
Quando Genoveffa e Anastasia videro che era così bella cominciarono a strillare per la rabbia. “La mia sciarpa!” gridò una. “E questa è la mia collana!” urlò l’altra.
Le saltarono addosso e strapparono il suo bel vestito in mille pezzi.
Cenerentola piangeva tutta sola e triste nel giardino… Quand’ecco, in uno splendore luccicante di stelline, le apparve la sua madrina, la fata Smemorina. “Bibidi, bobidi, bu!” recitò la fatina. In men che non si dica, una zucca fu trasformata in una meravigliosa carrozza tirata da quattro cavalli.
Poi, con l’ultimo tocco di bacchetta magica, l’abito strappato di Cenerentola si trasformò nel più bel vestito da sera che si fosse mai visto. “Su su! E’ ora di andare,” disse la fatina. “Ma non dimenticarti piccola: a mezzanotte precisa tutto tornerà com’era prima”.
Il principe ballò solo con Cenerentola per tutta la sera ma, quando arrivò la mezzanotte, Cenerentola fuggì dal palazzo correndo e perdendo sulle scale una scarpina di cristallo. Il re, infuriato, ordinò che si provasse la scarpina a tutte le fanciulle del regno.
Quando il granduca arrivò a casa di Cenerentola, ci si accorse subito che i piedoni delle due sorellastre erano troppo grossi per entrare in quella scarpina…
Ma quando arrivò il turno di Cenerentola, la matrigna fece inciampare l’aiutante del granduca e la scarpina si ruppe.
Cenerentola aveva però conservato la seconda scarpina; la tirò fuori e Monocolao gliela infilò: era proprio perfetta per il suo piedino!
Cenerentola fu subito portata al castello, dove si celebrarono le nozze tra lei e il principe, che vissero per sempre felici e contenti.

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